Ma tu cosa fai esattamente?

Di recente ho stampato i miei nuovi biglietti da visita, dopo 3 anni che non ne usavo convinta che lo scambio di connessioni su LinkedIn fosse sufficiente (ma non è ancora così per tutti).

Mia madre, ricevendone uno, mi dice: bello ma questo biglietto non mi aiuta a spiegare agli altri cosa fai. Sul mio biglietto da visita ci sono il mio nome e i miei recapiti (telefono, email, sito, profilo LinkedIn e Twitter). Non che lei non abbia capito cosa faccio – mi fa una puntuale rassegna stampa inviandomi via whatsapp gli articoli e le interviste che legge e che hanno rilevanza per i miei temi – ma da lì a permetterle di saperlo argomentare effettivamente non è semplice. Dopo che da HR Manager (il lavoro che faceva anche il mio papà, anche se lui era della generazione “Capo del Personale”) ho intrapreso questo nuovo percorso, in continuo divenire – e in un ambito nuovo per tutti -, come spiegarglielo per bene?

LinkedIn quest’anno è alla terza edizione del Bring in Your Parents day (#BIYP): il 5 novembre gli uffici di tutto il mondo ospiteranno i genitori dei collaboratori proprio per far vedere loro di cosa si tratta, cosa fanno di lavoro i loro figli?

Io credo sia geniale e socialmente interessante per tutti: siamo o non siamo un popolo che vede sempre più allungarsi l’aspettativa di vita e facciamo i figli più tardi rispetto al passato (almeno noi italici)? Il fatto che non si pensi solo ad organizzare iniziative rivolte ai figli dei dipendenti – come faceva l’azienda di mio padre portando me, e come feci io per l’azienda dove lavoravo come responsabile HR – ma che lo si faccia anche verso i genitori credo sia adeguato. Questa apertura accorcia le distanze, ci rende tutti un po’ più umani agli occhi dei nostri colleghi in quanto torniamo figli e acquisiamo una sfumatura in più d’umanità mostrandoci in questa dimensione privata.

genitorifaro

LinkedIn ha collaborato con Alexandra Beauregard, esperta della London School of Economics in tema di influenza della famiglia sul luogo di lavoro, che ha preso in esame i diversi stili di genitorialità, sulla base del grado di coinvolgimento dei genitori nella vita professionale dei figli, del tipo di decisioni che hanno contribuito a influenzare e di come queste abbiano influito sui figli una volta usciti dalla famiglia. Sembra che oggi i genitori smettano presto di fornire ai propri figli suggerimenti in ambito lavorativo anche in Italia. Per la maggior parte degli intervistati (il 30% in Italia e il 69% a livello globale), i consigli lavorativi vengono meno una volta ottenuto il primo lavoro. Il 25% degli italiani e il 40% degli intervistati a livello globale si sono invece sentiti poco consigliati dai genitori nell’affrontare scelte importanti nelle proprie carriere.

Io non ho mai smesso di confrontarmi con genitori e nonni faro: è mia madre che mi ha iniziata al ragionamento per obiettivi, è mio padre che mi ha fatto scoprire la passione delle relazioni con le persone e l’approccio progettuale, sono entrambi che mi hanno fatto sviluppare un senso del dovere importante fatto di sfide, sacrifici e orgogliose celebrazioni. I miei nonni sono stati i primi fari che hanno insegnato – a tutti noi – l’importanza di costruire qualcosa perché “se prendi un impegno lo onori”. Le mie nonne, ciascuna con la propria sfumatura (campano/pugliese), mi hanno trasmesso l’inclinazione al sorriso, la gioia del dono e la spinta alla ricerca della felicità, in tutti i contesti.

Se penso alle immagini che mi sono rimaste dentro – in tempi non sospetti e cioè durante la mia adolescenza ben prima di fare una scelta professionale – mi ricordo le storie di mio padre che mi raccontava che prima di andare in ufficio faceva sempre un giro in fabbrica per salutare le persone e parlare con loro. Sono cresciuta con l’idea che questo fosse assolutamente normale, che un responsabile delle Risorse Umane parlasse con le persone e le conoscesse direttamente. Poi crescendo ho scoperto che non era proprio così per tutti.

Se penso a mia madre e alle innumerevoli ore di preparazione che dedicava alla scuola ricordo una passione per il lavoro con i bambini che trascendeva l’orario scolastico, oltre ad un rigore che si declinavano poi nell’affetto grandissimo per i suoi “bambini” che diventavano di famiglia e di cui conosceva tutte le virgole. Sono ancora tutti là che la cercano, dagli ultra quarantenni con famiglia ai più giovani, nonostante la severità che le era riconosciuta.

Iniziare a percorrere il proprio percorso lavorativo vuol dire sì prendere una direzione ma a volte quello che si compie è solo un passo avanti, importante e fondamentale, ma che fa già parte in maniera più o meno consapevole di un viaggio iniziato tempo prima. Riferendoci al nostro trascorso, ci saremo imbattuti in personaggi che ci hanno fatto da spalla, da antagonista, o rispetto ai quali ci siamo sentiti noi degli spettatori. Ci sono parole (o sguardi) che ancora aleggiano nei nostri pensieri, di quelle che potremmo definire le nostre figure di riferimento.

Non credo che per dare consigli utili ai propri figli si debba necessariamente comprendere nel dettaglio quale sia la loro attività perché l’importante talvolta è saper ascoltare e nel lavoro, come nella vita, ci troviamo spesso in situazioni per cui il tema su cui ci confrontiamo non riguarda solo il cosa facciamo, ma il come lo facciamo e, in quanto a comportamenti ed esperienza, un faro ad ampio raggio può sempre illuminare un pezzetto in più di quello che siamo in grado di fare noi.

Essere in grado di presentare i propri riferimenti è un po’ come dichiarare di avere dei valori, e non è cosa banale.

Un genitore, una nonna, una zia sono stati per noi una guida, un sostegno, un esempio? Tu che tipo di riferimenti hai avuto per la costruzione del tuo percorso professionale oppure che genitore sei oggi per i tuoi figli rispetto alle loro scelte professionali?

 

2 pensieri su “Ma tu cosa fai esattamente?

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