11 Persone a cui regalerei LinkedIn per Aziende e Professionisti


Lo abbiamo condiviso già un po’ in giro in questi giorni: l’obiettivo è che LinkedIn per Aziende e Professionisti arrivi nelle mani di 1 milione di persone. Ambizioso? Certo! Ma è pur vero che in Italia ci sono più di 8 milioni di iscritti (e il dato è in crescita!) e che buona parte di questi non ha proprio idea di come starci. C’è chi ha abbandonato il profilo esanime, chi ne ha fatti più d’uno, chi non riesce a districarsi fra uso personale e aziendale e chi non ha compreso quale sia la big picture. A cosa mi può servire veramente?

Entriamo nel vivo del target, quali sono le categorie di persone a cui potremmo regalare questo libro? In questo elenco (semiserio, suvvia che è importante mantenere sempre un buon livello di spirito) riassumo le 11 tipologie (perché 11 è il mio numero preferito) di persone che stanno là fuori e che frequentiamo, nonostante quel profilo LinkedIn trascurato.

  1. Il Direttore delle Risorse Umane. Colui (o colei) che deve rappresentare un agente innovatore per il cambiamento organizzativo e, in certi casi, non ha ancora capito che: A. lui con quel profilo personale al limite dell’imbarazzante su LinkedIn non ci può stare e B. che la deve smettere di ostacolare il progresso e deve anzi comprenderne le potenzialità e farsi facilitatore affinché anche gli altri ne comprendano il potenziale per un’innovazione straordinaria. Prima convinzione da sfatare: LinkedIn non è un database, come ha approfonditamente rivelato il caro Fabio Salvi nel capitolo 9 del libro dove parliamo del Social HR.
  2. Il Direttore Marketing, perché se continua a pensare che digitale significhi solo dire all’AD che tiene tutto sotto controllo e lo fa assoldando lo stagista millenial e investendo qualche centinaia di euro in una campagna su Facebook, non ci siamo. Lo stagista farà un errore (magari perché imbeccato dal Dir) e l’azienda accuserà una fantomatica agenzia. Il direttore farà un candido commento a difesa della sua azienda fingendosi fan (è successo proprio qualche giorno fa ad una grande azienda italiana). Bisogna spiegare a questo direttore alcune cose: A. prima fra tutte che ognuno di noi ha un google CV e che LinkedIn è molto ben indicizzato (il che vuol dire che noi edotti del’ABC del digitale ti abbiamo sgamato in tempo zero, caro Dir), B. che se non ci ha pensato forse è perché non conosce proprio le basi e forse sarebbe bene ovviare magari iniziando con un corso su Lynda.com (cap. 16), C. si chiama network intelligence e se ne parla nel libro L’alleanza e lo riprendiamo nel capitolo 8 del libro dove parliamo di Company digital strategy su LinkedIn.
  3. Il Direttore Vendite a cui del social selling non frega nulla perché “tanto il mio target non è su LinkedIn”. Bisogna dirgli che le cose cambiano, che domani si rivolgerà al figlio del suo attuale profilo target (il padrone “faccio tutto io” della PMI) e che, non conoscendolo direttamente, molto probabilmente lo snobberà a favore di un professionista con maggiore apertura (mentale e) digitale. Oltre a questo diremo anche al direttore vendite che così come lui potrebbe fare social selling avvalendosi di logiche evolute di mappatura del mercato anche grazie a LinkedIn, c’è sicuramente qualcuno che sta osservando il suo profilo e il suo comportamento online. Chissà cosa farà quando lo scoprirà leggendo il capitolo 11 sul Social Selling.
  4. Il CEO e il Board (tutto, Personal o BU Assistant comprese). Si sa che il cambiamento non avviene se non è prima condiviso ai piani alti e abbiamo ampiamente argomentato come sia importante – e ci si aspetti – che i profili executive (quindi anche 1, 2 e 3 qui sopra sono avvisati) siano social. Di Social CEO e Personal Branding per executive anche grazie a Linkedin abbiamo parlato con Luigi Centenaro nel capitolo 2. Un grazie grandissimo alla pluricitata ricerca di Weber Shandwick sui “Social CEO” (alla cui presentazione questo aprile a momenti mi prende un colpo ma questa è un’altra storia).
  5. Il Management per esteso: perché se i vari Dir/CEO/Exec non si sono accorti che è importante, imprescindibile e inesorabile esserci per i più svariati motivi, loro che dovrebbero intercettare le tendenze e proporre innovazione, non possono tirarsi indietro. Intendiamoci, LinkedIn è nato nel 2003, può essere mai che davvero in 12 anni (quasi 13) di vita ancora non vi siate letti nulla sull’argomento? A tutti loro una bella lettura diffusa non gliela leva nessuno, anche perché pare che i Manager in Italia non leggano nemmeno un libro all’anno, quindi è arrivato il momento di riparare al danno.
  6. Gli Studenti universitari TUTTI. Ci sono delle grandi opportunità per i più giovani su LinkedIn, che partono addirittura dal periodo delle scuole superiori. Come per tutti, su LinkedIn non ci si muove solo perché – e quando – si ha bisogno di qualcosa. Si coltiva una rete, ne parliamo nel capitolo 2 dove raccontiamo “Perché un profilo su LinkedIn”.
  7. Gli Esperti del digitale perché, ce lo siamo detti tra di noi con molta onestà, nella maggior parte dei casi si sono concentrati sull’approfondimento di altre piattaforme, sia per uso interno che per supportare i propri clienti, ed è arrivato finalmente il momento di fare bene anche questa super fetta di business.
  8. I Reputation Manager e i Policy Maker perché le aziende che ci hanno dato le loro preziose testimonianze dimostrano come possa cambiare l’attitudine generalizzata (e ignorante) alla repressione globale nell’uso dei social network verso un uso più consapevole, collettivo e di cui si può beneficiare tutti, nell’era della sharing economy. Il capitolo 12 fa per voi.
  9. I Blogger o (Wannabe Blogger) perché forse non tutti sanno che (cit.) LinkedIn ci dà la possibilità di usare come autori la sua piattaforma di blogging con una serie di benefici che un blog non riesce a darti. Ci siamo gustati passo passo il capitolo 15 dove si parla di Pulse che è la piattaforma di publishing e condivisione di contenuti. Come ogni nuova cosa che si apprende è bene stare in ascolto e sapere che ci sono dei grandissimi autori, gli influencer, che da tempo scrivono per noi e da cui noi possiamo acquisire nozioni e stili, prima di cominciare a produrre i nostri contenuti.
  10. I Lifelong Learner, gli assetati di sapere o, semplicemente le persone a cui vorreste far capire che è importante investire sulle proprie competenze e sul proprio sviluppo (e come farlo) e che oggi non è più necessario (solo) spostarsi fisicamente per acquisire nuove competenze, perché esistono i MOOC (Massive Open Online Courses). Nel capitolo 16 parliamo di Lynda.com e di come si stia rivoluzionando il mondo dell’e-learning: che si stia spostando la responsabilità del proprio progetto formativo dall’azienda che decide per il singolo, alla persona che realizza un personale piano formativo per il proprio sviluppo grazie a questi strumenti?
  11. Il tuo vicino di casa (o sua madre, un cugino, un ex collega poco digitale, insomma un po’ tutti dai). Diciamo BASTA al passaggio di cv cartacei sul pianerottolo perché non è così che si cerca/trova lavoro oggi! Nei capitoli 4 e 5 raccontiamo che LinkedIn non è un curriculum vitae e che se Il profilo LinkedIn è un dovere, l’interazione (è) una necessità. Oltre al fatto che un’azienda come Adecco nel capitolo 3 ci racconta come questi strumenti siano sempre più i canali prescelti da chi fa recruiting per identificare le risorse da incontrare.

Dai che qualche idea per i regali di Natale ve l’abbiamo data, ora fatevi sotto prima che finiscano tutte le copie o che non arrivino in tempo per Natale. Ci si legge in rete con l’hashtag #LinkedInProCo!

Un pensiero su “11 Persone a cui regalerei LinkedIn per Aziende e Professionisti

  1. Buongiorno Francesca, ieri sera ero al Cocktail Book Party al Gorille. C’era una bella energia che si è unita alle bollicine degli ottimi cocktail che il barman ci ha preparato. Il fotografo Milo è stato la ciliegina sulla torta!
    Riconfermo il mio apprezzamento per il libro “Linkedin per aziende e professionisti” e per quanto tu ed Antonella state facendo per rendere gli italiani un po’ piu’ consapevoli delle opportunità che Linkedin offre e per aprire nuovi orizzonti in questo Paese sofferente che forse ha dimenticato quanto puo’ dare a sè stesso ed al Mondo. Tanti auguroni di meritato successo.

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